mar 102018
 
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Il PD di Fidenza, riuniti i propri iscritti e simpatizzanti il 14 marzo 2018 per analizzare il voto delle Politiche del 4 marzo
- preso atto dei risultati elettorali che hanno relegato il centrosinistra, tanto a livello nazionale, quanto nel collegio e nel comune di Fidenza in terza posizione, con risultati in generale peggiori nelle periferie rispetto ai centri;
- considerato altresì che il PD è tuttora il secondo partito italiano e che le preferenze di voto si sono dimostrate una volta di più molto volatili, non esistendo più alcuna rendita di posizione;
- vista la relazione del Vicesegretario Martina approvata al termine della Direzione Nazionale del 12 marzo e accogliendo il suo invito a confrontarci;

dopo un partecipato e ampio dibattito, si sente di condividere le seguenti conclusioni:
- la Sezione di Fidenza concorda con la Direzione Nazionale nel sostenere che la posizione del PD in questa fase debba essere l’opposizione, come hanno decretato gli elettori: il PD ha già sacrificato troppo sull’altare della responsabilità, che adesso spetta ai vincitori;
- la priorità è la ripartenza del Partito, attraverso la formazione di una classe politica e la ricostruzione di una cultura politica, in un percorso che ci ridia un’identità, riaffermando i nostri valori;
- la crisi ci ha lasciato un’Italia più povera e diseguale, con situazioni di profondo disagio nelle periferie delle città e in tutto il Meridione, così come nelle giovani generazioni vittime della precarizzazione, mentre la classe media lavoratrice subisce l’inadeguatezza dei redditi e una percezione di insicurezza accentuata dalla sensazione di impunità e dalla difficoltà di gestione dei
fenomeni migratori – mitigata solo in parte dal lavoro di Minniti – su cui ha pesato la mancata solidarietà europea;
- il PD è stato percepito come partito delle élites, non avendo saputo trasmettere in maniera convincente le buone cose fatte dai propri governi (che pure vanno rivendicate), non raccogliendo il consenso nemmeno di chi ne ha beneficiato, e conducendo una campagna poco efficace e lontana dalle persone in difficoltà: è evidente che chi esprimeva dei bisogni ha colto da parte nostra un
atteggiamento di indifferenza e superiorità;
- le elezioni ci hanno dimostrato che non è sufficiente vantare competenza e buona capacità di gestione della macchina pubblica, che appaiono caratteristiche non prioritarie agli occhi di un elettorato che ha premiato messaggi semplici;
- la divisione del Partito e del centrosinistra ha tolto credibilità alle nostre proposte;
- il disegno politico di riforma razionale e complessiva del sistema proposto dal PD, solo in parte attuato, è stato rigettato in toto ed è quindi necessario un cambiamento di linea politica;
- è evidente che gli elettori hanno votato sulla base della vicinanza alle narrazioni dei movimenti e dei leader nazionali, senza dare alcun peso alle candidature locali, che nel nostro caso erano obiettivamente di gran lunga più valide di quelle proposte da chi ha comunque vinto anche nel nostro territorio;
- il tema della sicurezza è stato centrale nella formazione delle opinioni dell’elettorato, anche di quello ”di sinistra”, e dalla riaffermazione della sicurezza, intesa primariamente come sicurezza socio-economica, ma anche come giusta tutela dalla criminalità comune che colpisce soprattutto i soggetti deboli, dobbiamo ripartire;
- è dunque necessaria una seria ed approfondita analisi della società italiana, che non guardi al passato, ma al futuro, ricominciando ad ascoltare il popolo, per capire appieno quali siano i bisogni espressi dalle categorie in difficoltà che ci hanno punito (i lavoratori, i giovani, i cittadini delle periferie metropolitane, dei comuni medio-piccoli, del Sud, …) e farli nostri, per poi aprire un confronto su soluzioni che attuino nuovi modelli di equità e redistribuzione;
- la ripartenza della sinistra deve avvenire anche e soprattutto a livello europeo, perché i singoli paesi non sono in grado di affrontare in maniera efficace gli effetti di fenomeni mondiali epocali quali la globalizzazione, la migrazione e l’automazione dei processi produttivi, che hanno avuto e avranno conseguenze sulle società del continente e occidentali in genere e hanno suscitato fin qui reazioni di chiusura;
- il Partito deve infine darsi metodi nuovi:
o l’ascolto e la presenza al fianco di chi è in difficoltà,
o la collegialità delle decisioni come base di legittimazione di linee politiche condivise da portare all’esterno in maniera unitaria, per essere credibili,
o la valorizzazione della base locale,
o la riaffermazione come priorità della questione morale, affinché la nostra classe dirigente non sia più percepita come casta, ma come esempio,
o il ripristino dei rapporti con gli enti intermedi e le rappresentanze dei lavoratori,
o una nuova comunicazione anche e soprattutto sui social network che sappia trasmettere le nostre idee a un elettorato che cerca messaggi diretti.

Con la speranza che, partendo dai contributi di tante Sezioni e Federazioni come le nostre, il PD possa iniziare un ricco dibattito per dare una nuova prospettiva al centrosinistra,

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