gen 282015
 
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di Alessandra Narseti

La legge n.211 del 20 luglio 2000 afferma: “la repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Aushwitz, “giorno della memoria”, al fine di ricordare la shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.

Ecco, in realtà altri ebrei vennero uccisi nelle settimane seguenti, ma la data del 27 gennaio è stata giudicata più adatta di altre a simboleggiare la shoah e la sua fine. Oggi quindi, esattamente oggi, ricorre Il settantesimo anniversario dell’abbattimento dei cancelli del campo di concentramento di Aushwitz da parte delle truppe dell’armata rossa, cancelli dietro i quali i soldati trovarono un orrore inimmaginabile.

Particolarmente toccante la testimonianza di un soldato russo Yakov Vincenko, che al tempo dei fatti aveva solo 19 anni, e che tanti anni dopo racconta: “quel giorno ad Aushwitz è diventato centrale nella mia vita solo quando anche il mondo ha elaborato una coscienza della verità e della vergogna. Nemmeno noi, che abbiamo visto, ci volevamo credere. Ho sperato per anni di riuscire a dimenticare: poi ho capito che sarebbe stato comportarsi da colpevole, diventare complice. Così, ricordo. Non sono riuscito a comprendere come sia potuto succedere, ma a chi nega l’olocausto dico: credete a me che quando ero lì ho cercato di convincermi che non fosse vero” e continua “ho aperto le porte delle baracche, all’interno uomini moribondi pregavano, temevano li ammazzassi. Quando ho detto loro che erano liberi, non percepivo felicità. Li vedevo sollevati ma non avevano la forza per reggere la gioia”.

Bene, i cancelli di Aushwitz sono stati abbattuti, ma tanti altri cancelli rimangono ancora da abbattere: non si tratta più di cancelli fisici, ma di cancelli ideali fatti di pregiudizi e cementati dall’intolleranza, barriere tra le culture, tra le religioni, tra le diversità.

L’antisemitismo stesso, non è del tutto dietro le nostre spalle: forse non tutti sanno che il nostro paese detiene il triste primato delle ingiurie, insulti e messaggi di intolleranza antisemiti su internet ed è questo un dato confermato da un rapporto dell’agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali. E allargando lo sguardo all’Europa, emergono fatti ancora più drammatici: dalla strage alla scuola ebraica di Tolosa del 2012 in cui persero la vita un professore di religione e tre bambini, agli ultimi tragici fatti di cronaca che non occorre neanche ricordare tanto sono impressi nella memoria di tutti. Questo clima ha fatto sì che a Parigi si consigli agli ebrei di camminare in gruppo e mai soli e di portare sopra la kippah un cappello sportivo. Inoltre, metà delle famiglie ebraiche di Villepinte, sobborgo proletario a nord della capitale hanno lasciato il quartiere e la sinagoga locale, già incendiata nel 2011 ed e’aumentato esponenzialmente il numero di ebrei che hanno lasciato la Francia per far ritorno nello stato di Israele ( si parla di 7000 nel 2014 contro i 3500 del 2013). Tutto questo contrasta terribilmente con le libertà simbolo dell’Unione europea e testimonia più di ogni altra cosa come il ricordo del dramma della shoah non sia soltanto un formalismo, ma sia oltremodo necessario in una società che a volte sembra vacillare sul rispetto del prossimo. Insomma, i cancelli di Aushwitz sono stati abbattuti, ma tanti altri cancelli restano ancora da abbattere.

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gen 272015
 
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[La frase non è nostra, ma del fondatore di Twitter Jack Dorsey, che una qualche opinione allarmata sulla deriva dell’immediatezza dei social network può autorevolmente esprimerla.]

Mercoledì 21 c’è stato il Consiglio Comunale straordinario sul fallimento della Coop DiVittorio. Il Partito Democratico ha sostenuto una posizione molto netta che proviamo a riassumere nonostante molti di voi abbiano magari già visto l’intero Consiglio in streaming (se no qui trovate i video) o comunque ne abbiano letto in millemila posti.

Abbiamo presentato un Ordine del Giorno (lo scaricate a questo link) che chiedeva alla minoranza di unirsi in una dichiarazione d’intenti capace di coordinare gli sforzi per il futuro dei soci e dei coinvolti nel fallimento. Inutilmente, perchè all’opposizione – che ha vissuto il Consiglio come una straordinaria opportunità per coprirci di fango – non interessava altro che rivendicare vicinanza e collateralismi del passato. L’ordine del giorno è stato approvato.

Negli interventi abbiamo preso tre definite posizioni, tutte molto legate alla sostanza del problema, che è gravissimo, molto tecnico e non certo relegabile al breve periodo di un comunicato stampa e non meriterebbe questo snervante teatrino:

- la cooperazione di abitazione ha una storia nobilissima e quando ci “accusano” di esserne stati fiancheggiatori noi rispondiamo che l’abbiamo fatto con orgoglio e che lo rifaremmo. E’ stato un movimento sociale e politico che ha gestito in moltissime regioni e positivamente il problema della casa per le fasce deboli di questo paese e lo ha fatto dando loro la dignità dei soci. Vale lo stesso per la cooperazione e i suoi strumenti che ogni giorno, in uno stillicidio veramente nauseante subiscono attacchi ignoranti (non sanno di cosa parlano, non l’hanno mai frequentata) da parte dei principali esponenti dell’opposizione cittadina. Chi sarà chiamato a rispondere di eventuali atteggiamenti legati a quel che dice la sentenza ne risponderà anche di fronte a questa storia. Noi faremo tutto il possibile perchè chi ha sbagliato paghi il suo, senza cercare capri espiatori o imbastire tribunali paralleli, ne tantomeno intervenendo nel lavoro della magistratura [ne ha parlato soprattutto Marco nel pezzo che potete scaricare cliccando qui]

 - il partito (e quindi l’amministrazione che ne è espressione) ha provato in tutti i modi a dare un contributo affinchè le due emergenze più gravi – il diritto alla casa e il risparmio dei soci prestatori – fossero messe in sicurezza. Sul primo abbiamo avuto ottime e positive risposte grazie al lavoro dei Sindaci (e della Legge che li sostiene), mentre sul secondo lavoreremo con tutte le nostre forze, lo abbiamo scritto pure sulla stampa. Non esiste alcuna maggiore vicinanza degli assegnatari della indivisa rispetto ai prestatori. [l’intervento di Davide Rastelli lo trovate cliccando qui]

- continuare ad insultare chiunque provi a dare un contributo come membro del centrosinistra in maggioranza a Fidenza è sbagliato e inutile. Sbagliato perchè vale per il dibattito pubblico quel che nella teoria sociale viene definita “teoria della finestra rotta” per cui un singolo – magari non espertissimo di leggi e codici – che vede che i principali esponenti dell’opposizione politica cittadina insultano quotidianamente il segretario del Pd o il consigliere delegato alla tal cosa, si sentirà in potere di fare altrettanto e con tutti quelli che faranno lo stesso avremo un imbarbarimento del dialogo politico che nuocerà a tutti e che offenderà Fidenza e i fidentini.  Inutile perchè in Consiglio abbiamo la maggioranza e questa è una cosa che la minoranza dovrebbe prima o poi accettare, perchè presentare OdG alternativi che sfiduciano il Sindaco “senza se e senza ma” non è una buona via per la collaborazione [l’intervento di Franco Amigoni sul tema è scaricabile qui].

Sono tempi bui: il complottismo da sbarco, il gossip morboso, la malafede, la superficialità e, nel migliore dei casi, il nichilismo, sono segnali della disperazione che ne deriva. Forse bisognerebbe provare a migliorare il clima anzichè giocare a peggiorarlo.

dic 232014
 
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di Davide Rastelli

Ho provato a lasciar trascorrere qualche giorno dal Consiglio Comunale di mercoledì 17 dicembre, per vedere se fossi riuscito a calmare l’indignazione per gli eventi occorsi, durante il suo svolgimento. Niente da fare. Passa il tempo, ma son qui che ancora “sbuffo di rabbia”; tanto vale che ne parli liberamente.

Non ho alcuna intenzione di entrare nel tema ASP, perché l’aspetto centrale della mia riflessione non vuole essere quello, con tutto il rispetto per chi lavora presso le strutture pubbliche e private, che fanno capo all’Agenzia. L’attenzione vuole essere focalizzata sugli eventi occorsi: alcune decine di persone hanno fatto irruzione nell’aula del Consiglio Comunale, bloccandone lo svolgimento fino a costringere il Presidente a decretarne la sospensione.

Hanno preteso di essere ascoltati, dal Sindaco e dall’Assemblea, distribuendo improperi a chiunque provasse a far presente che anche le più legittime rivendicazioni, invocate a quel modo, non potevano essere accolte. Peraltro non vi era nemmeno la possibilità concreta di accoglierle, in quella sede ed in quel momento. Ma questa è l’altra storia della quale, come detto, non voglio riferire.

Fidenza conta circa 20mila elettori; mercoledì scorso una quarantina di persone (certamente non tutte del Borgo) ha scavalcato i diritti di tutti gli altri. Questi lavoratori PUBBLICI, che temono il peggioramento delle loro condizioni contrattuali, ma che allo stesso tempo sono apparsi poco informati (forse malinformati?), hanno agito coordinati dal loro Sindacato di riferimento e dal “Comitato per la difesa dell’ASP di Fidenza e la Gestione Pubblica dei Servizi”. Soggetti che, tra le altre cose, definiscono i tre Sindacati Nazionali: CGL CISL e UIL, ambigui e complici della politica.  Sembra difficile da sostenere di questi tempi, ma accettiamo la loro opinione.

Ma la vera anima politica della difficile serata si è presto rivelata essere il Movimento 5 Stelle locale. Tra gli “occupanti” si distinguevano chiaramente esponenti della “compagine grillina”; speriamo che non fossero i più brillanti!
Erano loro l’anello di congiunzione tra la protesta ed il rappresentante “Pentastellato” in Consiglio Comunale. Più volte il Consigliere Amoruso, vigilata dai “Grillini” di cui sopra, ha cercato di inscenare un comizio, in cui avrebbe certamente edotto il Globo sul fatto che, loro e solo loro sono i paladini delle classi oppresse e che tutte le altre forze politiche godono nel seminare miseria.

Ogni volta qualcuno si è dovuto prendere l’onere di farla tacere, per evitare che i fatti potessero degenerare. Proprio così, perché quando politicanti inconsapevoli della gravità del loro ruolo, sobillano a proprio uso lavoratori preoccupati, basta un’incomprensione per provocare gravi reazioni.  Quantomeno, l’arrivo delle forze dell’ordine ha calmato i più facinorosi tra i manifestanti. Certamente l’atteggiamento irresponsabile tenuto dal Consigliere Amoruso, supera per gravità qualunque fatto occorso durante l’occupazione, visto il ruolo che ricopre. Nella riunione dei Capigruppo, convocata d’urgenza dal Presidente del Consiglio Comunale, sia forze di Destra che di Sinistra hanno provato a mettere l’esponente “pentastellato”, davanti alle sue responsabilità, ma invano.

Consigliere Amoruso & Company, con una supponenza pari al loro cinismo, hanno sfruttato le debolezze di alcuni lavoratori per trarne visibilità politica. Ci consola solo il fatto che cavalcare lo scontento e non porsi mai nella posizione di collaborare con le altre forze politiche li porterà all’estinzione, ma fino ad allora dovremo aspettarci di tutto. Sfortunatamente la narrazione deve riportare anche un altro paio di fatti. Alla ripresa del Consiglio (due ore dopo), il Presidente ha invitato a sottoscrivere un documento in cui si condannavano i fatti occorsi e chiunque li avesse fomentati, giustificati od avallati. Tale documento sarebbe stato consegnato all’indomani al Prefetto di Parma. Ebbene il solo Partito Democratico si è sentito di rimanere DEMOCRATICO, firmandolo all’unanimità.

Ma il degno epilogo della serata ci è stato donato, ancora una volta, dal Consigliere Amoruso: a Consiglio terminato ha deciso di prendere in giro tutta l’aula, dichiarando che il suo movimento non aveva nulla a che fare con i fatti avvenuti e con i partecipanti alla protesta. Leggete cliccando qui cosa intenda la consigliera Amoruso per estraneità!

Questo è lo stile dei grandi moralizzatori, di quelli che cambieranno l’Italia. Piantare un casino dopo l’altro, a tutti i livelli. Senza alcuna consapevolezza, figuriamoci il costrutto. Bravi!

dic 192014
 
SBLOCCA FUTURO

Lo Sblocca Italia è stato tra le cose che ho studiato in maniera più approfondita negli ultimi mesi. E’ una Legge che pur tenendo sullo sfondo alcune intenzioni acceleratrici e riformiste, può essere molto migliorata. ci han provato in tanti, ma alla fine l’opzione fiduciaria ha fermato un percorso che invece poteva e doveva continuare. E a cui vorremmo contribuire

Il mio mestiere mi mette quotidianamente in contatto con moltissimi di quei comitati che negli ultimi mesi hanno prodotto un’analisi critica della legge; non stiamo parlando di quelli che per apatia certi resoconti definiscono Gruppi Nimby (un calderone dove vengono spinti tutti, sia quelli che sull’ambiente giocano per costruire fortune politiche con promesse che restano disattese, sia quelli che, dati Ocse alla mano, hanno fatto intravedere al Paese un futuro prossimo possibile) ma della totalità delle associazioni ambientaliste, del coordinamento Salviamo il Paesaggio, del Fondo Ambiente Italiano e di molte altre realtà del terzo settore italiano.

L’ho quindi detto con la dovuta forza in Consiglio Comunale (guardate il video se avete 10 minuti, è quello del 17 dicembre): sono convinto che lo Sblocca Italia sia una legge su cui ci sia ancora tanto lavoro da fare in sede parlamentare, seguendo meno la strada dell’emergenza e più quella dell’ascolto del territorio per risolvere le sue emergenze. Un ascolto necessario – ad esempio – per elevare a modello nazionale chi realizza politiche virtuose sui rifiuti, sull’acqua e sull’energia – come succede anche a Fidenza – e per irrobustire ulteriormente i passaggi positivi contenuti nella legge. Passaggi che ci sono e che anche io, che nutro personalmente un atteggiamento più guardingo sullo Sblocca Italia, vedo.

Parlo delle misure fiscali dell’art.17 che favoriscono il recupero del patrimonio edilizio esistente e disincentivano il consumo di suolo, che è una delle sfide più grandi di questo Paese, come sono lì a ricordarci i fatti delle tragiche alluvioni degli ultimi mesi. Consumo di suolo a saldo zero e stop al cemento che sono i pilastri della nuova stagione urbanistica che ci siamo impegnati a realizzare prima di tutto a Fidenza e sulla quale avremo modo di confrontarci serenamente quando il prossimo anno arriverà su questi banchi il Psc, che noi intendiamo come motore di rilancio non solo di Fidenza ma di tutta l’area vasta verdiana.

Parlo, ancora, delle attività di bonifica dell’amianto in alcune zone del nord. Settore, questo delle bonifiche, nel quale Fidenza si è imposta come modello, diventando il primo dei 57 super siti inquinati – si chiamano Sin, siti di interesse nazionale – ad avviarsi alla conclusione di una complessa rete di interventi su quattro aree devastate. Ecco, nello Sblocca Italia manca l’ispirazione a storie come la nostra, che hanno messo a nudo, in materia di bonifiche, la fragilità di un impianto che nei decenni scorsi ha spalmato risorse a pioggia dal Friuli alla Sicilia, senza preoccuparsi di chiedere in cambio proprio quello che ha garantito Fidenza: un progetto chiaro con un obiettivo chiaro: ripulire, risanare e creare sulle aree riconquistate al vivere civile nuove opportunità di impresa e di occupazione a basso impatto ambientale.

Appunto, prima parlavo di tanto lavoro da fare su questo Sblocca Italia. Mi riferisco al lavoro prima di tutto in sede parlamentare, per il quale il Pd di Fidenza chiederà ai parlamentari eletti nella nostra circoscrizione un impegno vero, di vigilanza, articolato e soprattutto capace di parlare alle nostre comunità, per contribuire a rimettere al centro i modelli virtuosi cui accennavo in precedenza. In questo senso, sì, credo che lo Sblocca Italia possa essere ulteriormente messo a fuoco, amplificando le migliorie che da molti deputati e senatori sono già state apportate.

Ma non è approvando la mozione presentata (nel solito modo violento, come fosse una clava contro la maggioranza) dal M5S che lavoreremo a favore del miglioramento della Legge e a tutela dei territori a cui la Legge impone scelte dall’alto.

Ci è stato chiesto chiedete di discutere di trivelle, ma si salta a piè pari un argomento ben più strategico come lo straordinario tema dei rifiuti e della loro riduzione, di chi dovrà gestire i servizi di raccolta e di smaltimento. L’articolo 35, ad esempio, deve aprirsi a tutte quelle azioni che a Fidenza stiamo portando avanti con coraggio da anni e che possiamo ulteriormente migliorare perchè strategie per un drastico contenimento della quantità indifferenziata dei rifiuti non sono più procrastinabili e possono mettere in discussione il sistema degli inceneritori molto più in profondità rispetto ad una mozione.

Queste e altre sono le partite importanti su cui novellare lo Sblocca Italia in sede parlamentare con tutti gli strumenti del caso, portando a Roma il contributo dell’Anci e dei Sindaci, i primi ad avere tutto l’interesse affinché le Regioni – a cominciare dall’Emilia Romagna – vengano valorizzate e riconsiderate, nel pieno rispetto del valore federalista che tutti noi del Pd vediamo come prioritario. E se di Regioni parliamo, trovo vitale che su alcuni grandi obiettivi di sviluppo il nostro presidente e i suoi colleghi debbano essere la cinghia di trasmissione tra i bisogni – talvolta disperati in alcune parti d’Italia – delle Comunità Locali e gli obiettivi governativi.

Votando la mozione – che è un testo scritto e depositato, non un’intenzione o un sentimento, ed è importante considerarlo quando si chiede un voto, perchè siamo pur sempre in un’istituzione democratica e noi siamo responsabili di quello che votiamo – non aiuteremmo nemmeno un percorso (quello del ricorso in Corte Costituzionale) che pure è già avviato. Il Comune di Fidenza non può impegnare il Presidente della Regione a fare alcunchè: può suggerire, consigliare, fare pressioni, prendere posizioni, ma allora lo fa con un Ordine del Giorno (nel caso) o con incontri coi cittadini e le associazioni (molto meglio).

E’ stato chiesto (sempre il video lo certifica) al M5S di rivedere il testo o la natura della sua iniziativa in Consiglio, ma non c’è stato verso, probabilmente per via di quella natura un po’ spettacolare che hanno le discussioni fatte in aula dove sembra siano tutti molto più impegnati nella tattica che nella strategia, nemmeno fossimo scacchisti. E forse perchè per il M5S noi siamo solo (testuali parole) ”membri di un gruppo affaristico massonico che specula sulla vita delle persone”.

Mi interessa il reale cambiamento, non la medaglietta per la giacca. La mozione gettata in Aula e blindata dalle modifiche non assomiglia ad un’azione ficcante. Perchè chiede di fare una cosa che non possiamo fare e soprattutto perchè tiene all’interno del palazzo un dibattito che invece andrebbe portato fuori, nelle piazze e nei teatri, nelle televisioni e alla radio. Questo intendiamo fare costruendo quella partecipazione che non potrà che essere indispensabile per fare ripartire l’Italia.

dic 012014
 
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E’ stato uno dei momenti più intensi degli ultimi Consigli Comunali. Quando la consigliera comunale Angela Amoruso, già candidata alla carica di Sindaco di Fidenza ha letto una (e)mozione del Movimento 5 Stelle che chiedeva l’introduzione di una rievocazione storica a Fidenza riguardante San Donnino a partire dal 2015.

Nel presentarla (è tutto qui, cliccate e leggete) si è sentita libera di riscrivere la storia di Fidenza e quando la consigliera Alessandra Narseti glielo ha sommessamente fatto notare ha risposto – fiera come una petizione online – che: “la storia come la insegnano non è detto che sia la verità, perchè noi abbiamo confrontato diversi e noti blog, wikipedia, per cui sinceramente ci sarebbero da fare dei controlli per vedere quale sia la vera storia.” (il video del consiglio è qui, a 1h e 4minuti)

E quindi sappiate che quel che sapevate non era vero. Costantino non morì nel 337, perchè nel V secolo distrusse Fidentiola, Fidenza nel 923 non esisteva e fu ricostruita solo nel 1923 e il corpo di san Donnino venne ritrovato da Carlo Magno, quasi 500 anni dopo la data che noi leggiamo nei libri di storia, non dai fedeli pochi decenni dopo. E sappiate che Donnino noi in verità non sappiamo cosa faceva veramente alla corte di Massimiano e che quando vi dicono che faceva il cubiculario è perchè in quel momento passava una scia chimica…

nov 302014
 
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Gentili consiglieri interroganti,

alla vigilia della sentenza che ci dirà a brevissimo del futuro della cooperativa Di Vittorio questo consiglio aveva una opportunità: quella di affrontare la discussione doverosa su questo tema enorme e drammatico per le sue ricadute sociali, provando a ricercare, per la prima volta, un’unità civica che, ne sono certo, avrebbe contribuito a rafforzare e ad accompagnare le chance a favore di una svolta concordataria.

Quando ho ricevuto la vostra interrogazione per un attimo ho sperato che mi venissero chieste delucidazioni in ordine agli importanti passaggi Istituzionali fatti col Presidente del Tribunale e con il Ministero dello Sviluppo Economico.

Niente di tutto ciò.

Rilevo, con rammarico, che ci troviamo a discutere dell’ennesimo atto dal sapore inquisitorio, congegnato per dimostrare in maniera surrettizia la solita tesi diffamatoria che suggerisce ai cittadini l’idea di una responsabilità del sottoscritto e di altri, sapendo bene che non è così, e che è con il 2008 che vengono assunte dalla cooperativa scelte e indirizzi che si dimostrano sbagliate

Colgo l’occasione per una ulteriore analisi sulla vicenda Di Vittorio. Un passaggio necessario, dopo mesi di interventi della minoranza in questa sede e a mezzo stampa riassumibili non certo con l’obiettivo della difesa dei diritti dei soci prestatori, delle imprese creditrici e del Comune che tutti noi – e dico tutti noi – rappresentiamo
Vi siete erti a paladini delle sorti di questa cooperativa, e allo stesso tempo insultavate la cooperazione sui giornali. Il 19 novembre, a pagina 5 del quotidiano Libero, uno di voi figurava in un pezzo che esprimeva questi concetti “alti”: “sistema delle cooperative” in azione a Fidenza, “soldi buttati per salvare compagni falliti”.

In questi mesi avete denunciato la mancanza di un tavolo di crisi in Provincia, ma quel tavolo – per quanto sia depotenziata la Provincia – si attiva per le crisi occupazionali e non per le vicende di natura finanziaria che hanno conseguenze legate al risparmio e ai crediti delle imprese. Vorrei sapere da voi: cosa sarebbe cambiato, in cosa avremmo inciso convocando un tavolo inutile perché senza poteri su questa vicenda?

La realtà è che c’è stato chi ha lavorato sodo, per aiutare in tutti i modi possibili la svolta concordataria.

Con enorme soddisfazione, ho potuto constatare che quel civismo disinteressato e quell’unità politica e amministrativa che sono mancati in questo Consiglio, hanno invece costruito la base di un rapporto solido tra tutti i colleghi Sindaci dei Comuni di Parma, Salsomaggiore, Fontevivo, Fontanellato, Noceto e Fornovo Taro, rappresentativi di gran parte dell’arco politico locale e nazionale.

Con loro, un attimo dopo la nostra elezione, abbiamo subito creato una rete per intervenire concretamente sul caso Di Vittorio, lontano dai riflettori.

E dai Sindaci, anche dei vostri stessi partiti e della vostra stessa cordata civica, vi siete sentiti dire alla fine di ottobre che insistere sul tavolo provinciale era solo il pretesto per una passerella o per una condanna sommaria. Leggo il comunicato pubblicato dalla Gazzetta di Parma: “Per quanto riguarda i Comuni, crediamo sia giunto il momento di spendere una ulteriore parola di chiarezza, vista la quantità imbarazzante di speculazioni che sono state gettate sulla “Di Vittorio”, con pochi scrupoli riguardo al destino di tanti, a cominciare da quello dei soci prestatori

Tanto si è detto del famoso tavolo provinciale, dipinto come la panacea di tutti i mali. Al di là di chi spende questa tesi – che pure ha alle spalle storie politiche e militanze radicalmente ostili al movimento cooperativo –; al di là della forte limitazione operativa subita dalle Province; stiamo sul pezzo: il modello di tavolo di crisi Istituzionale attivato da sempre in Provincia riguarda le crisi occupazionali, non le crisi finanziarie come quella della “Di Vittorio”, peraltro principiate in un periodo preciso e da scelte che hanno nomi e cognomi”.

Vorrei chiedervi, a questo punto, se intendete seriamente includere anche Federico Pizzarotti (Movimento 5 Stelle), Fabio Fecci (Forza Italia) o Emanuela Grenti (civica) nel cast della grande fiction #tuttacolpadiAndrea?

Con la collaborazione preziosa dei colleghi Sindaci abbiamo seguito passo passo una vicenda complessa e drammatica per chi vi è coinvolto, portando avanti un percorso istituzionale che ci ha visti esprimere le nostre preoccupazioni al Presidente del Tribunale e al Ministero dello Sviluppo Economico. Questo per dire che su ogni tavolo possibile, i Sindaci ci sono stati e ci saranno.

A tal pro, lascia esterrefatti la dichiarazione del consigliere Rigoni, pronunciata nella seduta consiliare del 27 novembre, relativa all’incontro che i Sindaci hanno avuto col presidente del Tribunale: “Mi auguro che le pressioni fatte vadano a buon fine (…). Queste pressioni sono un poco indebite e non capisco a che fine siano state fatte (…). Sono pressioni che non so quale esito avranno”.

Ricordo a Rigoni che il potere giudiziario, sin dai tempi de “Lo Spirito delle Leggi” di Montesquieu, è autonomo e gli preciso che come Sindaci siamo stati ricevuti in regolare udienza dal Presidente del Tribunale, nei limiti delle nostre competenze, per rappresentargli le ricadute di un eventuale fallimento.
Ciò detto, visto che Rigoni accusa 7 Sindaci di “pressioni indebite” – termine di un pressapochismo giuridico unico – significa che lui per primo ritiene permeabile la nostra Magistratura a questo tipo di situazioni. Una forma mentis, mi sia consentito, che a noi non appartiene. Credo, inoltre, che con questa uscita qualcuno abbia definitivamente gettato la maschera.

Una cultura e un comportamento in linea con l’interrogazione di stasera, che ripropone i soliti argomenti, i soliti toni e la solita tesi allusiva “del sindaco che conosce da vicino lo sviluppo della cooperativa”.

Voi che sedete in quest’aula e che siete per la gran parte professionisti, dovreste sapere benissimo che le informazioni richieste – l’elenco dei membri del Cda, del collegio sindacale ecc, – non sono atti amministrativi del Comune su cui si esercita l’accesso agli atti ma sono dati reperibili – peraltro con grande facilità – presso la Camera di Commercio.
Inoltre, sul sito del Tribunale di Parma, con riferimento alla Di Vittorio, è pubblicata la relazione del Commissario giudiziale che riporta in 124 pagine anche queste informazioni dal 2008 in avanti.

Dovremmo, poi, chiederci tutti perché dal 2008 e non da prima. Evidentemente, il Commissario non ha tesi politiche da dimostrare circa oscure macchinazioni del centrosinistra locale ma, semplicemente, individua nel 2008 l’anno di svolta negativa nella vita e conduzione amministrativa della cooperativa.

Signori, questa vostra insistenza con temi pretestuosi sulla vicenda Di Vittorio si prefigura come il tentativo di strumentalizzare il dramma di centinaia di soci e prestatori, di creditori non privilegiati della cooperativa, al solo scopo di gettare fango sul sottoscritto e sull’area politica cui mi pregio di appartenere.

Ecco perché, rispondo una volta di più sul mio ruolo nel Cda della proprietà indivisa della cooperativa: eletto dai soci, sono stato fino ai primi mesi del 2006 nel consiglio della proprietà indivisa Di Vittorio. Proprietà indivisa che è la storia di Fidenza: ha garantito il diritto alla casa per centinaia di famiglie sul territorio provinciale (di cui parte rilevante a Fidenza), rappresentando allora come oggi il cuore originario e SANO della cooperazione abitativa. I problemi iniziarono, come emerge dai documenti elaborati nell’ambito della Procedura di Concordato ed ulteriormente evidenziato dal Commissario incaricato dal Tribunale, con le fusioni con altre cooperative e società. Lo ripeto: correva l’anno 2008.

Nel vano tentativo di giocare a chi resterà col cerino in mano in caso di fallimento della Di Vittorio, leggo nell’interrogazione urgente che ci si attacca anche all’operato di un dipendente del Comune di Fidenza, membro del Cda della Di Vittorio.
Vi informo che non vi sono incompatibilità legali e vi ricordo che il dipendente in questione – contestualmente all’elezione nel Cda che superò la vecchia gestione della cooperativa – informò il Dirigente, il Direttore generale in servizio con la passata Amministrazione ed il sindaco Mario Cantini. Nessuno di loro eccepì alcunché o fece emergere alcun conflitto d’interesse o incompatibilità tra il ruolo svolto in comune dal nostro dipendente e quello di membro del Cda di una cooperativa.
Da quel momento, comunque, il Dirigente responsabile ha disposto che alcuna pratica direttamente o indirettamente riconducibile al gruppo Di Vittorio fosse più istruita o seguita con gradi di responsabilità di procedimento dal dipendente interessato.

Infine, in merito a quello che potrebbe accadere alle casse del Comune di Fidenza in caso di fallimento, parliamo di rischi potenziali e, lo stesso, impressiona che oggi ci sia qualcuno meravigliato di quello che i Sindaci dei 7 Comuni hanno messo nero su bianco, sia al Presidente del Tribunale e al Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, cui competono poteri di vigilanza sul sistema cooperativo.

Circa la legge 865 del 1971, proviamo a leggere in particolare l’articolo 37. Lì si disciplinano le conseguenze per i fabbricati oggetto a suo tempo di assegnazione per la costruzione di alloggi di edilizia agevolata a proprietà (principalmente) indivisa.
In caso di scioglimento o di risoluzione anticipata delle convenzioni, la legge stabilisce che quel patrimonio sia conferito ai Comuni, col fine precipuo di non abbandonare al suo destino chi abita in quelle strutture. Subito dopo, la legge 865 aggiunge che i Comuni o gli altri Enti Locali a cui viene conferito il patrimonio, disponendo delle rendite che da questo derivano, debbono farsi carico di rimborsare le quote residue dei mutui istituiti per la costruzione o ristrutturazione degli alloggi.

E’ così straordinario che 7 sindaci manifestino preoccupazione seria per questo aspetto?

Veniamo alla vostra domanda sulle ipoteche che gravano sui beni del Comune di Fidenza. Non vi sono beni diversi da quelli su cui sono stati effettuati gli interventi di edilizia agevolata oggetto di ipoteca.
Dopodiché, questa Amministrazione fornirà ai consiglieri scriventi e a tutti quelli interessati – nei tempi tecnici necessari – l’elenco di tutte le convenzioni vigenti nei rapporti tra Comune e Di Vittorio per interventi di edilizia abitativa a proprietà divisa o indivisa.

Fino all’11 dicembre, giorno del pronunciamento del Tribunale sull’ammissibilità del piano concordatario, nulla di più dirò in merito a Di Vittorio.

Di certo, però, continuerò ad operare insieme ai colleghi sindaci, nei limiti delle nostre competenze, perché la vicenda possa avere la conclusione più favorevole per i cittadini coinvolti e per le imprese interessate.
Sono certo che anche ognuno degli interpellanti e tutti voi consiglieri Comunali farete lo stesso, ognuno per le proprie competenze e possibilità.

Dopo l’11 dicembre, comunque, quando il futuro della Di Vittorio sarà chiaro, convocheremo un Consiglio comunale monotematico, in cui poter discutere su una base oggettiva.

nov 302014
 
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di Franco Amigoni

Ok, non c’è bisogno di partire sempre dai massimi sistemi. Stamattina parto da un film di serie B, peraltro diretto e sceneggiato da una grande di Hollywood. “C’è posta per te”. Ve lo ricordate? Ho rivisto il finale stamattina su sky. Tom Hanks proprietario di una catena di megastore del libro che apre un nuovo punto vendita gigantesco proprio vicino alla libreria tradizionale gestita da Meg Ryan. ”The Shop around the corner”. Ce n’è un altro che parla di librerie, in quel caso il gestore della micro libreria è Hugh Grant. Che incontra casualmente Julia Roberts. Due commedie romantiche. Torniamo al negozio dietro l’angolo. Già in difficoltà, viene fatto fallire dal nuovo gigante della grande distribuzione. Tutti sono d’accordo che è così, anche i due proprietari, che poi ovviamente si innamoreranno.

Ma prima, Meg Ryan fa visita al megastore della Fox (volpe, che nome evocativo), e scopre due cose importanti.
1. i commessi sono degli ignoranti;
2. anche un punto vendita della grande distribuzione può essere caldo e accogliente, può avere un’anima. E le persone ci vanno molto volentieri. 

Una precisazione importante: correva l’anno 1998, quindi Amazon era ancora neonata (è stata fondata nel 1994) e in italia non esisteva proprio. Quindi niente commercio elettronico. Internet era molto presente, ma solo come intermediario delle mail tra i due protagonisti. Eravamo prima dell’era social.

Meg Ryan e i suoi colleghi fanno di tutto per resistere alla concorrenza, organizzano raccolte fondi, feste, conferenze stampa di protesta, ma non c’è niente da fare. Alla fine Meg Ryan andrà a lavorare da un editore importante come esperta di libri per bambini, e si metterà con il magnate della carta stampata. Titoli di coda. Diciamo che il finale è meno istruttivo della prima parte.

La domanda che mi è stata fatta anche ieri pomeriggio da un commerciante di Fidenza è: come si fa ad animare il centro storico, e implicitamente far coesistere negozi di piccole dimensioni, grande distribuzione e commercio elettronico? Cosa può fare il Comune per noi? Oggi fa troppo poco, quasi niente. Come si fa a elevare lo status di tutti i negozi dietro l’angolo in modo che diano le risposte che i cittadini e gli ospiti cercano?

Io gli ho dato una prima risposta da “consumatore”: io non vengo da te perchè in piazza c’è la giostra, o perchè ci sono delle belle luminarie. Vengo da te perchè hai della roba di alta qualità, che ti distingue. Poi naturalmente il fatto che lo spazio pubblico sia ben attrezzato, accogliente e caldo, non solo durante le feste, è un importantissimo corollario.
Ma è la qualità dell’offerta che fa la differenza, l’anima di un luogo.

Il Genius Loci deve pervadere sia lo spazio pubblico che lo spazio privato, ma lo spazio privato non può attribuire al pubblico un ruolo trainante sul mercato che non può avere, soprattutto a livello di un piccolo paese.

Si, ma Meg Ryan, che era bravissima e aveva una offerta super specializzata, è fallita lo stesso.
Vero.

Purtroppo oggi tutti, i commercianti ma anche i professionisti, sono  in difficoltà. E spendere soldi pubblici per sperimentare soluzioni di rivitalizzazione significa anche, in parte, che quei soldi non daranno sempre i risultati attesi. Il “moltiplicatore” economico, il volano dell’economia urbana è lento e difettoso in questo momento. Ma da noi c’è una grande differenza rispetto ai luoghi di “C’è posta per te”. Qui l’anima pubblica è forse polverosa, ma ben presente ovunque. E i centri storici ritroveranno nei prossimi anni un nuovo assetto, mentre molta grande distribuzione periferica si avvierà al declino. Il mondo cambia sempre. Regole e progetti del pubblico possono aiutarlo a cambiare in meglio.

- leggi anche: “La destra, la sinistra, tutto ed il contrario di tutto” di Marco Gallicani

nov 242014
 
women rights - diritti per le donne

Martedì 25 novembre Fidenza celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne con un Consiglio comunale straordinario per annunciare alla città la propria adesione al Protocollo d’intesa Anci Dire (Donne in rete contro la violenza).

Alle ore 18.00 nella Sala del consiglio del palazzo municipale, dopo l’introduzione del presidente del Consiglio comunale, Amedeo Tosi, e il saluto del sindaco, Andrea Massari, l’assessora al Welfare, Alessia Frangipane, illustreràl’adesione del Comune di Fidenza al Protocollo Anci Dire, con il quale i Comuni italiani si impegnano a promuovere e sviluppare azioni per prevenire e contrastare la violenza maschile contro le donne, per proteggere e tutelare le donne vittime di violenza, a elaborare risposte efficaci al fenomeno. Samuela Frigeri, presidente del Centro antiviolenza di Parma, illustrerà poi i dati del fenomeno sul nostro territorio e le azioni messe in campo per contrastarlo.

«La violenza maschile contro le donne è un fenomeno diffuso e crescente che non può essere ignorato. Fidenza aderisce alla Campagna del Fiocco bianco. Nel corso del Consiglio comunale sarà consegnato a tutti gli uomini presenti un nastro bianco: un simbolo indossato da coloro che si impegnano a non commettere mai violenza contro le donne e a non rimanere in silenzio di fronte a questo fenomeno», commenta il presidente del consiglio comunale,Amedeo Tosi.

«La violenza maschile contro le donne è un problema culturale e ogni Istituzione deve contribuire mettendo in atto tutte le azioni possibili per contrastarla, per dare un aiuto concreto e soprattutto fare prevenzione. Le donne che subiscono la violenza maschile non devono essere lasciate sole, hanno bisogno del nostro aiuto. Fidenza ha già attivato azioni a loro tutela; la seduta straordinaria del Consiglio rappresenta un’assunzione di responsabilità da parte del Consiglio comunale e dell’Amministrazione», spiega l’assessora Alessia Frangipane.

nov 192014
 
AvvisoPubblico_logo

Giovedì 13 il Comune di Fidenza ha aderito ad Avviso Pubblico, la rete di enti locali che sviluppa e promuove i temi della legalità e del controllo delle infiltrazioni mafiose. È un tema che mi sta molto a cuore come sa chi ha seguito le cose che abbiamo detto e fatto da quando sono segretario del Pd di Fidenza.

Non è sempre stato così, ho scoperto Avviso Pubblico in tempi relativamente recenti (grazie ad un libro di Marco Arnone, “La corruzione costa. Effetti economici, istituzionali e sociali”). Scoperto nel vero senso della parola e cioè come parte di un percorso che va oltre l’informazione fine a se stessa. La scoperta è un passaggio verso la conoscenza. E poi verso la responsabilità. Un percorso che don Peppe Diana ripeteva quasi ad ogni messa e che sappiamo cosa gli costò. Scoperta, conoscenza e responsabilità, informarsi, approfondire e prendersi carico delle conseguenze.

Che in Italia esista un’associazione che s’impegna nella lotta alle mafie lo si sa anche solo sentendo un telegiornale la sera. E ci vuole forse anche poco per ammirare quel che fa don Ciotti perché alla fine si prova quasi istintivamente empatia verso chi ci mette la faccia in modo così onesto e pulito, rischiando così tanto. E però poi spesso ci si ferma a quello. Ci si ferma all’ammirazione. Che non serve a niente. Non serve a niente “la moda della lotta alle mafie”, non serve a nulla organizzare dibattiti fine a se stessi.

Serve un percorso, un proprio personale percorso verso la scoperta, la conoscenza e la responsabilità. Un percorso ogni volta diverso e infatti Libera non è un’associazione, ma una rete di associazioni, nomi e numeri. E lo stesso Avviso Pubblico, dentro alla quale ci sono sindaci di diversa espressione politica e approccio culturale.

Serve individuare e denunciare, nelle singole località e prima dell’intervento della magistratura, una serie di situazioni che presentano delle criticità. Le prime commissioni antimafia ricevevano i dossier di documentazione su affari sospetti molto più spesso dai sindacati che dalla polizia. Pio La Torre viene da quella esperienza. Viene prima dell’azione delle forze dell’ordine.

Oggi purtroppo e invece c’è una parte importante della società italiana che esprime consenso verso la “cultura” e il metodo mafioso.
Che sono quella cultura e quel metodo per cui pochi è meglio che tanti, per cui la sostanza ha sempre bisogno di un aiutino perché la forma purtroppo la ostacola, per cui l’importante è “vivere e lasciar vivere”, per cui il riferimento è alla legge del più forte, anziché a quella del bene comune. Non è certo più solo quella della coppola e della lupara. La cultura e il metodo mafiosi sono fatte di persone che si presentano ben vestite, che spesso parlano più di una lingua straniera, che sanno maneggiare e investire soldi (tanti soldi) che allacciano e intrattengono rapporti con avvocati, commercialisti, imprenditori, direttori di banca, politici. Che siedono in consigli di amministrazione. Che vivono e fanno affari, leciti e illeciti, in tutta Italia e in altri Paesi europei ed extraeuropei. Questo è il nuovo volto delle mafie italiane, in particolare della ‘ndrangheta: “[…] persone e reti imprenditoriali che hanno strumentalmente alimentato l’idea che la mafia sia un fenomeno meridionale allo scopo di poter fare i loro affari con i mafiosi senza troppi problemi. Mafiosi e imprenditori si sono cercati -e si cercano- reciprocamente, soprattutto al nord” (P.Romani)

Questo percorso era nel nostro programma elettorale, che finalmente comincia a intravvedersi dietro gli atti della nuova amministrazione. Finalmente si concretizzano quegli impegni su cui avevamo chiesto la fiducia ai cittadini. Che non è mica una cosa da poco chiedere a qualcuno di darti la fiducia su una cosa che è stata svilita da anni di gestione del consenso, di vabbè, di “ma tanto cosa vuoi che cambi”, di “si, ma son tutti uguali”..

Si promise in campagna elettorale di “Creare una vera zona di educazione contro le mafie” e l’altra sera abbiam sistemato due bei tasselli di questo puzzle, assieme a Salsomaggiore.

L’altra sera la politica ha dato un segnale, che è il solo l’inizio di un percorso, ma è un segnale importante, perché ha saputo prendere una decisione, ha chiamato il Consiglio ad assumersi una responsabilità, a dimostrare come la credibilità delle istituzioni non ammetta uno scollamento tra parole e azioni, tra l’enunciazione di principi e la realtà.

E quindi è bene che con questa delibera il Comune vada oltre il gesto di per se encomiabile e cominci a dare una “forma organizzata” alla cultura della legalità, attraverso strumenti e opportunità di coinvolgimento della comunità locale in un percorso di informazione e formazione. Perché la criminalità non rappresenta solo un problema di ordine pubblico, ma impedisce la crescita economica attraverso regole deviate dell’economia e impedisce la crescita di una comunità sostituendo i principi di apertura con quelli della chiusura, frutto della paura. Non parliamo di spiccioli; la Corte dei Conti stima il costo della corruzione in 60 miliardi di euro all’anno, denaro che si muove tra un paradiso fiscale e l’altro in attesa di essere reinvestiti nell’acquisto di pregiati immobili, gioielli, ed altri beni materiali. L’altra sera abbiamo ribadito che la mafia e la corruzione sono incompatibili con la democrazia, punto. E che partecipazione e trasparenza sono davvero il cuore della politica e dell’economia.

nov 182014
 
è un'attività di aiuto e di sostegno messa in atto da soggetti privati, generalmente in modo gratuito, per varie ragioni che possono essere di solidarietà, di giustizia sociale, di altruismo, filantropia o di qualsiasi altra natura. Il volontariato può essere operato individualmente o in associazioni organizzate.

Sono nati ierisera ufficialmente i Lunedì della Garibaldi, intesa come piazza. Che è il centro della città, e quindi ne rappresenta il cuore.

Sono incontri periodici di tutta la maggioranza che governa o sostiene il governo di Fidenza. Sono incontri importanti perchè non coinvolgono un singolo partito, ma tutto un pezzo della città che ha saputo meritare la fiducia dei cittadini, la scorsa primavera. Servono per tenere ben saldo il timone di fronte alle emergenze e alle necessità dell’amministrazione quotidiana.

Si discute di tutto quello che stiamo facendo e di quello che vorremmo fare. Ci sono la segreteria del partito, il gruppo consiliare e la giunta. E il Sindaco, ovviamente. Ieri sera ad esempio abbiamo parlato del prossimo Consiglio sul tema della violenza contro le donne, abbiamo discusso delle prossime scadenze e delle imminenti elezioni regionali.

Ma sono incontri importanti anche per tutti voi che potrete interagire con le persone che si riuniscono tutti i Lunedì sera con domande, questioni che vi stanno a cuore o semplicemente commenti a qualcosa che è successo, o che non è successo.

Perchè avevamo promesso che avremmo riportato la partecipazione di tutti al centro della cosa di tutti (la repubblica, ricordate il 2 giugno?) ed ogni impegno è una promessa.

Scrivete a segreteria.pdfidenza [@] gmail.com e ricordatevi di mettere nel messaggio che è un tema per i #lunedìdellagaribaldi